Questioni di connessione


Comprare una sim locale è un’esperienza unica! Del resto, possiamo ormai vivere senza telefono e connessione? Ammetto che è sempre la prima cosa che faccio quando arrivo qui, e non importa quante volte abbia già vissuto questa esperienza: ogni volta è così, assurda, forse a tratti ridicola ma tanto divertente! Sono in Zimbabwe e nel nuovissimo aeroporto di Victoria Falls scopro la grande novità dell’anno: nell’area arrivi c’è un negozio di Econet, uno dei gestori locali di telefonia. “Wow!” penso “non devo neanche aspettare un minuto!”. Mi dirigo subito a comprare la sim locale ma una ragazza gentile mi dice che purtroppo le hanno finite. Ah be, figuriamoci se poteva essere altrimenti! Vabbè, non importa – mi dico – farò come ho sempre fatto: la comprerò in città.

In città (che già chiamare così Victoria Falls è un parolone), visto che è domenica, ovviamente i due negozi di telefonia sono chiusi, ma siamo in Africa le SIM e le ricariche le vendono ovunque, in qualsiasi genere di negozio. Entro nel primo minimarket e chiedo ad uno dei tre ragazzi al banco, il quale però  mi informa di avere solo le ricariche e non le SIM card, dunque alla mia richiesta esce e mi chiama uno dei 20 ragazzi per strada che due minuti prima, al mio passaggio, mi hanno salutata e che io, come sempre, ho ricambiato frettolosamente con un sorriso senza soffermarmi a vedere cosa vendessero. E invece, al richiamo arriva uno di loro, mi vende la SIM card di un gestore locale e ovviamente nell’acquisto è compreso il servizio di installazione perché ci vuole la spilla per aprire l’iPhone. Prova ma non funziona. E certo, perché ogni volta bisogna cambiare le impostazioni VPN ci prova perché sa come fare ma stavolta non riesce, allora chiama un amico e poi un altro e poi man mano arrivano in dieci e io sono lì con 10 ragazzi intorno, tutto il reparto “Assistenza SIM e varie”: sono tutti lì con il mio telefono in mano, se lo passano, discutono, ognuno dice la sua, si spostano, vanno a cercare un altro amico e tu come un cagnolino a seguirli seguendo con lo sguardo il cellulare, mentre la diffidenza ormai radicata nel nostro quotidiano mi sussurra con tanto d’occhi: “Ma se ti capitasse a casa, staresti davvero lì a guardare mentre il tuo cellulare passa in tutte queste mani sconosciute?!” 

Ognuno dice la sua, la questione diventa importante, perché non funziona? Intanto hanno cambiato la lingua quindi nei vari tentativi provano Whatsapp e mentre ci sono danno uno sguardo a cosa c’è scritto negli ultimi messaggi (si sa, gli Africani sono curiosi!) e io fremo perché penso “Quanto tempo! Vabbé non importa compro un’altra SIM di un altro gestore, grazie lo stesso ragazzi, non posso perdere e farvi perdere tutto questo tempo”. 

Ah già, perché ciò che per noi è così prezioso e ci agita sempre creando quell’ansia di perenne corsa contro il tempo qui in Africa non esiste. Qui c’è un ritmo diverso. Loro non si agitano, non si innervosiscono, semplicemente con calma continuano a provarci, ed infatti ci riescono e sono così felici di avermi aiutata. 

Da quel momento, ogni volta che ripasso si ricordano ovviamente tutti il mio nome e mi salutano per chiedermi come sto, perché qui la gente ti saluta, sempre, ovunque e tutti, uomini donne e bambini, con sorriso ti chiedono come stai. Un’abitudine che certo non abbiamo noi.

Penso alla strada che percorro a Torino ogni mattina quando vado al lavoro, se sognassi di farla un giorno sorridendo e salutando tutti quelli che incrocio sul marciapiede spesso chini sui loro smartphone, forse mi prenderebbero per matta. 

Ma adesso sono qui, sono arrivata nella mia amata Africa, saluto tutti e mi godo la prima Zambezi scrivendo queste righe grazie ai ragazzi che mi hanno sistemato il telefono.


Avrei voluto fotografarli per farveli vedere … ma in quel momento non ci ho pensato… magari la prossima volta …

E se mi chiedete se in Africa c’è la connessione non posso che rispondervi: “Oh sì, la migliore connessione umana del mondo!”

[ 23.07 – Victoria Falls, Zimbabwe ]